Vi presento il Museo Albert Kahn, un museo etnografico immerso
in un grande parco e progettato dall'architetto Kengo Kuma.
L'ho visitato durante il viaggio studio a Parigi
"Palcoscenico di Architettura", svoltosi da giovedì 6 a
domenica 9 novembre e organizzato da Mappe di Architettura
, in collaborazione con Programma di Viaggio e
l'Ordine degli Architetti di Vicenza.
Insieme ad alcuni amici provenienti dal Veneto,
dalla Lombardia e dall'Emilia-Romagna e dal Estero
abbiamo trascorso quattro giorni alla scoperta
di alcune tra le più significative
architetture contemporanee di Parigi.
La mattina di venerdì 7 novembre era cominciata
con la visita alla restaurata Notre-Dame.
Nella tarda mattinata, verso le 11, ci siamo poi spostati in
metropolitana verso il Museo Albert Kahn,
a Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi.
Scesi dalla metropolitana, il gruppo si è diviso per qualche minuto:
ccc Ferruccio Redaelli
chi si è fermato al bar, chi ha preferito fare un giro
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
intorno all'edificio per osservarlo dall'esterno,
dandoci appuntamento all'ingresso del museo.
ccc Ferruccio Redaelliccc Ferruccio Redaelli
.jpg)
ccc Ferruccio Redaelli
La facciata esterna è caratterizzata da un rivestimento di sottili lame di alluminio che conferiscono leggerezza all'edificio.
Attraverso questo filtro è possibile intravedere gli spazi interni,
creando un delicato rapporto di trasparenza tra il museo, il parco e la città.
ccc Ferruccio RedaelliCi siamo ritrovati davanti alla facciata, composta da sottili listelli di alluminio
che vibrano e riflettono la luce e il cielo, quasi una muraglia
minerale che segna il confine tra la città e il giardino.
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli

CCC PAOLO DE GASPERIN
È la prima cosa che colpisce del progetto di Kengo Kuma:
all'esterno il museo appare chiuso, quasi protettivo, ma il senso
di questa scelta si comprende davvero solo una volta entrati.
CCC PAOLO DE GASPERIN
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
Siamo entrati nella hall, con la sua caffetteria,
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
e lì abbiamo incontrato la guida. Ci ha diviso in gruppi,
poi ci ha riuniti in una sala per raccontarci chi
ccc Ferruccio Redaelli
era Albert Kahn: banchiere e filantropo nato in Alsazia,
da una famiglia benestante, trasferitosi a Parigi per le vicende della guerra,
dove fondò la sua banca.
E mentre costruiva la sua fortuna, mandava operatori — fotografi e cineasti —
in giro per il mondo a documentare popoli,
paesaggi, usi e costumi: gli Archivi del Pianeta,
un progetto durato più di vent'anni e diventato una delle
raccolte fotografiche più vaste mai realizzate.
CCC PAOLO DE GASPERIN
È qui che si capisce cosa volesse ottenere
il progetto architettonico: non semplicemente
ccc Ferruccio Redaelli
conservare le lastre e le pellicole, ma raccontare una storia
— quella di un uomo e della sua utopia di mettere in dialogo
i popoli attraverso le immagini.
E in questo il museo funziona: l'allestimento e gli
spazi accompagnano davvero alla
comprensione delle opere, senza disperderle.
ccc Ferruccio Redaelliccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
Dopo la sala dedicata al fondatore e ai materiali d'epoca,
la guida ci ha portato verso il giardino posteriore,
ccc Ferruccio Redaelliil rivestimento è realizzato con lame di legno,
un materiale caldo e naturale che contribuisce
a creare un'atmosfera accogliente
e in armonia con il giardino circostante.
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
ccc Ferruccio Redaelli
Alla fine del post troverete una galleria fotografica della mia visita, con immagini degli spazi esterni, degli interni e del parco, per vivere insieme questo affascinante percorso.
Poi siamo ridiscesi, abbiamo ritrovato il resto del gruppo e siamo usciti verso Les Halles.
Il museo, architettonicamente, gioca tutto sul rapporto tra dentro e fuori. La struttura è nascosta, i materiali sono pochi e coerenti — acciaio, vetro, legno — e la luce naturale entra attraverso grandi vetrate che valorizzano le opere senza sovrastarle. L'ingresso stesso è pensato per non mostrare subito il museo: si arriva attraverso un percorso che tiene nascosto ciò che si sta per vedere, e quando lo spazio si apre, lo fa poco alla volta, prima le sale a piano terra, poi la salita alle mostre temporanee. Qui l'architettura è protagonista quanto la collezione — cosa rara, e che qui funziona, invece di prevaricare.
Eravamo lì a tarda mattinata, e il museo era quasi vuoto: nella sala dedicata al fondatore e ai temi dell'etnografia le poche persone presenti si fermavano, guardavano, si parlavano; nel giardino la gente passeggiava con calma, senza fretta. Un'opera silenziosa, ma non fredda — anche se un limite lo vedo proprio in questo: l'edificio, visto da fuori, può apparire chiuso e un po' distante, compensato solo una volta dentro dall'apertura verso il verde. E il linguaggio di Kuma, per quanto elegante, resta a tratti molto essenziale, quasi trattenuto sul piano emotivo.
Il punto più riuscito, per me, è proprio l'interno del museo nel suo rapporto con il giardino: la forma conta, ma conta soprattutto come quella forma lascia entrare la natura. E nel parco, la vera riuscita è la varietà: piante da tutti i continenti che raccontano, meglio di ogni sala, chi fosse Albert Kahn.
Quest'opera mi sembra riuscita perché racconta una visione del mondo attraverso l'architettura e il giardino insieme, senza separare le due cose.
Il suo punto più forte è il dialogo tra il nuovo edificio di Kuma e il paesaggio che lo circonda.
Il limite che ho percepito è una certa freddezza verso l'esterno, e un linguaggio architettonico a tratti troppo essenziale.
La domanda che mi porto via è questa: cosa sarebbe successo se Albert Kahn fosse vissuto dopo la Seconda guerra mondiale? Come avrebbe raccontato un mondo così profondamente cambiato?
Con la partecipazione di Lucio P., Ferruccio R.,
Alessandra C., Valeria, Andrea P., Larry, Luigi e altri amici.
Un sentito ringraziamento a Programma di Viaggio e Mappe di Architettura per l'organizzazione del viaggio studio, a tutti coloro che hanno partecipato alla visita, a Lucio P. e Ferruccio R. per aver accompagnato il gruppo e alla guida che ci ha illustrato il museo e il suo progetto architettonico.
.jpg)
Ho creato questo blog per raccontare con
foto e testi i miei viaggi-pellegrinaggi con amici fin
dai tempi dell'Università’ Iuav di Venezia
alla ricerca di opere di architettura, citta’ ,
arte e natura per proporre poi alle persone
di andare a vederle insieme.
Ho partecipato ad alcuni viaggi di Mappe di Architettura
a Berlino nel 2017, a Bologna nel 2020
, alla Biennale di Venezia nell'agosto 2021 ed
in Portogallo nel ottobre-novembre 2021,
a Bordeaux nel ottobre-novembre 2022,
Londra marzo aprile 2023 e
Madrid settembre 2023
e Parigi nel ottobre-novembre 2025
Commenti
Posta un commento