CASA TABARELLI APPIANO (BZ) 1970 SERGIO LOS

CCC Michele Sacco

Vi presento la casa Tabarelli che abbiamo visitato 

nel settembre 2009, durante le due giornate del

 viaggio studio a Bolzano e Merano

 con il gruppo OhArchitetti!, 

incontrammo  la signora Tabarelli

 contattata da Pino Nuovo  

in quanto socia del Centro di Bolzano , 

ci ritrovammo a pranzo  nel  Ristorante

 della piscina, dove la signora ci

condusse  a   visitare la sua casa .

   Dopo la sosta a osservare la  piscina

CCC Michele Sacco

 salimmo in auto e ci dirigemmo verso il vicino 
paese di Appiano; la signora fece da apripista
 insieme al suo amico  Nando. 
Varcammo la sbarra d’ingresso ,
 la casa circondata da vigneti 

CCC Paolo 

e, entrando, ci soffermammo a osservare 
gli elementi di architettura e design delle stanze: 
materiali, soluzioni spaziali e dettagli che raccontavano

CCC Michele Sacco

questa parete si apre creando 
 una storia di relazioni professionali e gusti familiari.

CCC Michele Sacco

All’ingresso la materia è compatta: 
pareti rosate, intonaco ruvido, cemento grigio. 
CCC Michele Sacco


Poi compare la grande parete mobile in bianco e nero, 
CCC Paolo 


CCC Michele Sacco

CCC Pino Nuovo 

un disegno geometrico deciso che ruota e si apre. 

Non è solo una chiusura: filtra la luce, inquadra frammenti, crea attesa.

CCC Paolo 

 
CCC Paolo 
CCC Paolo 

Attraverso i tagli si intravede il soggiorno, un lampo di colore,
 il verde del vigneto che entra come quinta naturale.

CCC Michele Sacco

CCC Paolo 

 La casa non si concede mai tutta insieme: si lascia 
CCC Paolo 
CCC paolo


scoprire per porzioni, come un paesaggio visto tra i filari.

Il camino è un blocco misurato di cemento e piastrelle chiare, 
con la lunga seduta in legno che diventa architettura domestica. 
Anche qui il colore è trattenuto, affidato alla luce.
CCC Michele Sacco

CCC Michele Sacco

CCC Paolo 

La grande vetrata verso il giardino scioglie la tensione. 

CCC Paolo 

Il telaio metallico disegna una cornice netta, mentre
 piccoli inserti di vetro blu e viola filtrano la luce alta, 

CCC Michele Sacco

trasformandola in una presenza cromatica discreta ma intensa.
CCC Michele Sacco

CCC Paolo 

CCC Paolo 

All’esterno è severa. Dentro, è un equilibrio continuo tra peso e trasparenza.

CCC Michele Sacco

CCC Michele Sacco

Visitandola, ho avuto la sensazione che ogni dettaglio
 fosse un pensiero tradotto in materia.
È una casa che non mostra: rivela.

Al termine della visita salutammo la padrona di casa
CCC Michele Sacco

CCC Michele Sacco

Questa casa e situata  lungo la strada del vino in un area vinicola famosa e vicino ad alcune architetture moderne quali cantine ecc. tra Bolzano e Caldaro 
 

e ci preparammo a ripartire 
alcuni verso Bolzano, altri verso Laives.
 Fu allora che, su richiesta di Pino, iniziammo a 
cercare informazioni sull’autore dell’opera: 
io e Michele scoprimmo che non si trattava di
 Carlo Scarpa, come si era ipotizzato, autore dello
 schizzo iniziale per poi a affidare il progetto
 all’architetto Sergio Los, assistente
 di Scarpa originario  di Bassano.
Pino aveva sognato di organizzare un seminario
 di due giorni sulla casa, progetto che poi non si realizzò; 
Matteo Astolfi disse di sentirsi onorato 
per la visita ad una casa di tale valore .
Dopo il viaggio, Michele mostrò le foto all’architetto
 Nerino Meneghello esperto ed allievo  di Carlo Scarpa anche
 lui non ritenne che la casa fosse opera diretta
 dell’autore citato. Qualche anno più tardi, in occasione della conferenza di
 Luigi Zoja  a Macondo , Michele  incontrò lo stesso
Sergio Los, che confermò la paternità del progetto:
la famiglia Tabarelli, commerciante di articoli di design a Bolzano,
 era in contatto con Scarpa e gli aveva affidato l’incarico;
 Scarpa realizzò però solo uno schizzo preliminare,
 affidando la prosecuzione e la realizzazione al suo allievo
 assistente universitario di Scarpa , 
poiché doveva recarsi negli Stati Uniti.
Ho poi scoperto l’esistenza di una pubblicazione
 sulla casa curata dall’Università di Bolzano, 
di cui ho richiesto copia. 
L’architetto Davide Vargas ha inoltre tenuto una lezione sulla casa;
 negli anni successivi la famiglia vendette
 l’immobile e lo stesso Sergio  Los lo riqualificò per un mercante d’arte.





Con la partecipazione di Pino Nuovo, Elena Plebani , Nando Frigerio, Kati Baezinger  di Milano 
Chiara Girotto , Silvia Favero  , Ketty Lorenzet e Matteo Astolfi  di Treviso 
Michele Sacco e Plinio Meneghello di Conegliano , Paolo De Gasperin  da Belluno 
e la signora Tabarelli da Appiano (BZ)

in ricordo degli amici Pino, Elena, Nando e Michele  che non ci sono piu'. 

Si ringraziano gli amici che hanno partecipato alla visita, soprattutto Michele Sacco per le foto


Arrivederci dal blog  “stanza di paolo” alla prossima opera

                                                             

Ho creato questo blog per raccontare con

foto e testi i miei viaggi-pellegrinaggi con amici fin

dai tempi dell'Università’ Iuav di Venezia

alla ricerca di opere di architettura, citta’ ,

arte e natura per proporre poi alle persone

di andare a vederle insieme.





Commenti

  1. Questa casa è incredibile. Misteriosa, colorata molto calda.

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  2. Grazie Paolo, questo percorso per me è l'occasione per rivedere persone che ho conosciuto, ed una casa di cui avevo sentito parlare. Noto che prevalgono le linee dritte, non ci sono tende, c'è contatto con l'esterno e c'è movimento di piani. Mi pare una casa severa, essenziale, aperta a più presenze. Un bel servizio.

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  3. maria beatrice volpato26 marzo 2026 alle ore 20:50

    Grazie Paolo
    Che piacere rivedere gli amici

    RispondiElimina
  4. Casa Tabarelli (1968-1970) ad Appiano non è solo un’opera di architettura residenziale di pregio, ma rappresenta uno dei primi e più compiuti manifesti del regionalismo critico e della logica bioclimatica in Italia. Progettata da Sergio Los (con Natasha Pulitzer), l’opera si distacca dalla lezione puramente estetica del maestro Carlo Scarpa per approdare a una sintesi tra forma, ambiente e funzione termica.
    Ecco un commento critico strutturato sui punti cardine dell'opera:
    1. L’integrazione tettonica con il paesaggio
    Il progetto non si "appoggia" semplicemente sul terreno, ma si organizza secondo la morfologia del vigneto circostante. Sergio Los adotta un modulo derivante dalla trama dei filari (le pergole), disponendo i setti murari parallelamente a essi. Questa scelta non è solo formale, ma sancisce un’appartenenza profonda al genius loci di Cornaiano: la casa diventa un’estensione della topografia agricola.
    2. La sezione come dispositivo spaziale e termico
    La vera forza di Casa Tabarelli risiede nella sua sezione gradonata. Seguendo il declivio della collina, Los crea una successione di livelli che definiscono le diverse "stanze" (da cui il nome del blog che hai citato).
    Sotto il profilo spaziale: Ogni ambiente interno ha un suo corrispondente "giardino segreto" esterno, protetto dai muri perimetrali, creando una continuità visiva e fisica che annulla il confine tra interno ed esterno.
    Sotto il profilo bioclimatico: La casa funge da vero e proprio collettore solare passivo. Le ampie vetrate captano l’energia termica, mentre l’inerzia delle spesse murature in pietra locale e calcestruzzo funge da volano termico, restituendo calore nelle ore notturne.
    3. Oltre il "dettaglio" scarpiano: il sistema-casa
    Sebbene in passato sia stata erroneamente attribuita a Scarpa (dal New York Times, ad esempio), Casa Tabarelli segna l’autonomia teorica di Los. Se Scarpa lavorava spesso sul frammento e sulla narrazione del dettaglio, Los qui lavora sul sistema. L'estetica non nasce dall'ornamento, ma dalla logica costruttiva e climatica. I materiali — il porfido a vista, l'intonaco bianco, le ampie superfici vetrate — non sono citazioni, ma componenti di una "macchina per abitare" che dialoga con la radiazione solare e i venti locali.
    4. La quinta facciata: il tetto
    L’edificio è pensato per essere visto anche dall’alto (dal castello di Appiano). Il tetto, con la sua articolazione complessa, non è una chiusura piatta ma un elemento architettonico autonomo che segue e protegge la frammentazione degli spazi interni, integrandosi cromaticamente e volumetricamente con il contesto.
    Conclusione
    In sintesi, Casa Tabarelli è un’opera seminale perché dimostra che la sostenibilità (termine allora non ancora abusato) non è un’aggiunta tecnologica, ma una qualità intrinseca del disegno architettonico. Sergio Los riesce a trasformare un vincolo ambientale in un'opportunità di invenzione spaziale, lasciandoci una lezione di rigore metodologico che rimane attuale dopo oltre cinquant'anni.
    È un'architettura che richiede un occhio attento per essere compresa appieno: non urla la sua presenza, ma si lascia abitare dal paesaggio.

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  5. Casa Tabarelli appare come un’opera di rara intensità, in cui l’architettura non si afferma per gesto spettacolare, ma per costruzione paziente dello spazio. Il suo valore sta soprattutto nella capacità di trasformare l’abitare in esperienza percettiva: la casa non si offre mai tutta insieme, ma si lascia scoprire per soglie, tagli visivi, rotazioni, filtri di luce. La parete mobile, il camino, la grande vetrata verso il giardino e gli inserti cromatici non sono semplici dettagli, ma strumenti di una regia spaziale molto consapevole. Colpisce anche il modo in cui l’edificio interpreta il paesaggio vitato non come sfondo, ma come principio compositivo: l’ordine dei filari, il sistema dei pergolati, l’andamento delle coperture e il rapporto tra interno ed esterno entrano nel progetto e gli danno misura. In questo senso la casa è modernissima, ma non astratta: severa all’esterno, calda e articolata all’interno, capace di tenere insieme rigore costruttivo, sensibilità materica e radicamento nel luogo. Ed è proprio qui che si riconosce la qualità dell’opera di Sergio Los: non un’imitazione di Scarpa, ma una ricerca autonoma che, pur nascendo in quel clima, trova una propria voce nel rapporto fra figura, paesaggio e abitare.

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  6. Quasi: l'opera è di Sergio Los ma l'impostazione e l'ideazione e' ampiamente scarpiana: Scarpa infatti non poteva firmare progetti perché non era laureato in architettura. Come si sa la laurea "per chiara fama", dopo un "valzer " burocratico, gli arrivo' dopo la sua morte avvenuta a Sendai (Japan ) nel novembre del 1978.

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