LE CORBUSIER FIRMINY (F) ANNO 1954-2006 BY SIMONE BRAVAGLIERI





NEMMENO LE CORBUSIER  AVREBBE SPERATO TANTO: IL SUO PROGETTO DI CITTA' IDEALE, FIRMINY, FINALMENTE REALIZZATO. ORA IL GRANDE PIANO URBANISTICO E' SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. GRAZIE A UN SINDACO VISIONARIO CON UN OBBIETTIVO: FOLLE DI TURISTI  di Laura Lamanda

A Firminy, cittadina operaia francese di 20.000 abitanti, posto di miniere e di industrie siderurgiche, è in atto una bizzarra sperimentazione. Capire dal vivo se uno dei maestri indiscussi dell'architettura moderna, Charles Edouard Jenneret alias Le Corbusier, sia un genio non solo da insegnare all'università ma anche da abitare, meditare, pregare, nuotare, leggere. In pratica, cioè, dimostrare che una chiesa scolpita in cemento bianco, il grande stadio sottostante, la Maison de la Culture che sembra nascere dalla roccia, e, più in alto, sulla collina, l'Unité d'Habitation sono, oltre che progetti esemplari in senso teorico, capolavori capaci di cambiare la qualità della vita di chi ci sta dentro. Nel frattempo, mentre aspettiamo di avere le testimonianze definitive degli abitanti di Firminy, non possiamo non ammirare il suo sindaco attuale. Dino Cinieri, di fiere origini italiane, ha deciso di trasformarla in meta di turismo culturale portando a termine e restaurando in toto i progetti che nemmeno lo stesso Le Corbusier avrebbe sperato di vedere conclusi. Il carteggio tra l'architetto e l'allora sindaco di Firminy, Claudius Petit, consultabile alla Fondation Le Corbusier, è una sequenza scoraggiante di vicissitudini. "Nessuna notizia, né sullo Stadio, né sulla Casa della Cultura. Ormai sono anni che ci lavoriamo. E non siamo mai stati pagati. Che tristezza", scriveva nel 1959, a quattro anni dall'avvio della progettazione, l'architetto. A questo prezzo il rischio di far fallire qualunque impresa è una certezza, figuriamoci uno studio di architettura. Più tardi, l'esasperazione l'avrebbe portato al ricatto: "Ho sotto gli occhi il dossier della chiesa di Firminy. Non me ne occuperò prima di aver ricevuto i pagamenti che mi spettano". In un'altra lettera si sfoga: "Il mestiere di mendicante cui sono obbligato non mi si addice per niente". Delusione cocente per Le Corbusier, entrato nel progetto con fiducia, invitato dall'amico sindaco. Claudius Petit, già ministro della ricostruzione nel dopoguerra, era infatti sicuro di riuscire a fare ciò che da ministro gli era stato impossibile: consentire a Le Corbu di dare forma a una delle sue aspirazioni. La realizzazione di un centro civico in cui potessero coesistere le tre attività umane fondamentali - vita culturale, sport e culto. Ma né al sindaco, né all'architetto sarà concesso di vedere l'insieme ultimato. Causa la difficoltà nel reperimento dei fondi, e gli innumerevoli sgambetti politici. Quando, a nove anni dall'assegnazione dell'incarico, Le Corbusier morirà improvvisamente, solo la casa della cultura sarà terminata. Centro civico, centro sportivo e chiesa non saranno neppure avviati, e dell'Unité d'Habitation saranno realizzati solo i primi livelli. Seguendo percorsi rocamboleschi e tormentati, tutti questi tre progetti finiranno però per prendere forma. Sarà Wogenscky, fidato collaboratore dell'architetto, a farsi carico dell'ultimazione del centro sportivo e dell'Unité d'Habitation. Interamente suo, ma fedele ai principi di costruzione del Maestro, sarà anche il disegno della piscina adiacente allo stadio. La chiesa, disegnata da Le Corbusier nei dettagli, verrà invece affidata a José Oubrerie, già assistente dell'autore nella fase di progettazione. Presto interrotta per ragioni finanziarie, ed esposta a un progressivo deterioramento, questa costruzione è stata salvata dalla demolizione, nei primi anni Ottanta, grazie all'intervento di Jack Lang, allora ministro della Cultura. "Gli abitanti di Firminy provavano in effetti una certa insofferenza per questo edificio non finito. Io stesso, da bambino, trovavo sinistro il suo blocco di cemento abbandonato, a un passo dalla Casa della Cultura e dal centro sportivo", racconta il sindaco Dino Cinieri. "Ma quando sono stato eletto, sei anni fa, mi sono chiesto come si potesse rilanciare l'economia della città. Be', mi è sembrato ovvio ultimare la chiesa e avviare una seria politica di conservazione degli altri edifici di Le Corbusier. Era il nostro "paesaggio" unico. In grado di richiamare un grandissimo numero di visitatori. Firminy è diventata la più grande concentrazione di edifici di Le Corbusier, seconda, nel mondo, solo a Chandigarh, in India". La comunità territoriale ha acquistato la proprietà del terreno e del monumento, e il cantiere della chiesa, interrotto da quasi trent'anni, è stato velocemente riavviato, sempre sotto la direzione di José Oubrerie. Lo scorso novembre, l'inaugurazione ufficiale dell'edificio è stata seguita con interesse dalla stampa francese, pur con qualche perplessità. "Si tratta davvero di un Le Corbusier?", si è chiesto Le Monde di questa chiesa disegnata dall'architetto in tutti i dettagli, ma realizzata in sua assenza parecchi anni più tardi, e ricorrendo a tecniche a lui sconosciute. "Ovviamente, si può supporre che l'autore avrebbe trattato questo o quel particolare in modo diverso", ha risposto Michel Richard, direttore della Fondation Le Corbusier. "Malgrado tutto, però, si tratta di un'opera di Le Corbusier. E il risultato è spettacolare". L'edificio, intimo e monumentale, è certamente di grande impatto. All'esterno gioca sul contrasto tra la leggerezza della base quadrata e la massa imponente del cono tronco, che culmina a 34 metri. All'interno, al primo livello ospita i locali destinati alla vita parrocchiale, luminosissimi. Al livello più alto, dà spazio alla sala liturgica. Qui, Le Corbusier ha creato un'atmosfera sobria e raccolta, da chiesa romanica. La luce naturale è trattata in modo sorprendente, con piccoli lucernai laterali ad altezza di sguardo, aperture zenitali nella volta, un cannone di luce orientato a ovest e, dietro all'altare, piccole feritoie che disegnano una costellazione. Davanti al pulpito, in cemento bianco, si alza progressivamente la tribuna dell'assemblea. Per ora, però, su queste panche nessuno ha ancora assistito alla messa. Ancora non si sa come andrà a finire il dibattito tra chi ritiene che l'edificio dovrebbe diventare museo, e chi, come il sindaco, desidera aprirlo alle funzioni religiose. "Se per decenni le creazioni di Le Corbusier non sono state capite dalla comunità, è solo perché è mancata la volontà politica di valorizzarle", puntualizza il sindaco. Tuttavia l'ostilità degli abitanti di Firminy nei confronti dell'architettura del maestro sembrava spontanea e piuttosto impetuosa. L'Unité d'Habitation, per esempio, non era guardata con troppa simpatia. L'arredamento essenziale e funzionale degli appartamenti, troppo in anticipo sui tempi, non era apprezzato. In particolare erano detestate le porte strette, che impedivano di introdurre l'ingombrante mobilio tradizionale, ed erano vissuti in modo traumatico la distanza dal centro cittadino e l'isolamento cui esponeva. Un'intera ala dell'edificio è così rimasta disabitata a lungo. Attualmente, però, gli appartamenti sono occupati. Merito del fatto che i mobili Ikea passano, smontati, con estrema facilità dalle porte, e che il silenzio e il panorama campestre sono diventati un privilegio. Osservato dal giardino, lo stabile sembra pieno di vita. Qualcuno ha dimenticato aggrappato fuori un Babbo Natale scalatore, su certi balconi hanno trovato posto biciclette o attrezzatura da sci, e le altissime pareti vetrate dei duplex offrono lo scorcio degli arredi più diversi. Tappezzerie a disegno geometrico, tendaggi colorati, o interventi tutt'altro che minimalisti. "All'interno, ognuno si appropria dello spazio come crede", ci dice Yvan Mettaud, conservatore del Patrimonio architettonico della città, "e questo è bello, vitale. Invece non ho nessuna simpatia per le antenne paraboliche sui balconi. Vanno tolte, deturpano seriamente la facciata". Nell'appartamento-testimone, un duplex con doppia esposizione e vista sulle colline, la cura del dettaglio è stupefacente. La stessa attenzione, arricchita da una dose supplementare di poesia, si trova nella scuola materna all'ultimo piano. Un ambiente ludico, pieno di angoli segreti e di elementi mimetici. La lavagna, per esempio, è anche parete, e può scomparire per eliminare la separazione dalla classe attigua. Ma le aule, le piccole vasche per i giochi acquatici, il laboratorio di ceramica e il terrazzo sul tetto non sono utilizzati da nessuno. Lo saranno dopo la ristrutturazione imminente, che coinvolgerà anche questo edificio. Tuttora funzionante, per quanto in attesa di interventi conservativi, è invece la Maison de la Culture, nel centro civico, che ogni pomeriggio viene invasa dai piccoli allievi dei laboratori di teatro e della scuola di danza. "Quando i restauri saranno ultimati", ci spiega il sindaco Dino Cinieri, "predisporremo un vero e proprio "circuito Le Corbusier"". La gigantesca macchina turistica verrà quindi messa in moto. Se da un lato pullman, souvenir e viaggi all inclusive avranno il merito di riportare l'attenzione su opere di grande interesse, dall'altro è certo che i vantaggi economici per Firminy non saranno trascurabili. "Attireremo folle di turisti, costruiremo nuovi alberghi e ristoranti, metteremo in commercio prodotti ispirati al talento di Le Corbusier. Mi creda", scommette il sindaco, "questa modesta città operaia cambierà completamente fisionomia".

#la_stanza_di_paolo

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