PARCO DELLA SCULTURA IN ARCHITETTURA S.DONA' DI PIAVE (VE), Sede DIMENSIONE FUOCO: Bruno Munari, Alessandro Mendini, Emilio Tadini, Mauro Staccioli, Bandiera & Tessari (Vàsquez Consegra), Sol Lewitt, Toni Follina, Riccardo Dalisi, Alberto Campo Baeza, Aldo Rossi, Alvaro Siza

L'Uomo e il suo Angelo - Riccardo Dalisi - 2000




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Parco della Scultura in Architettura - testo di Adalberto Mestre (ideatore e mecenate del Parco)
Nel 1990 ci trasferimmo nella sede progettata da Toni Follina. Una sede comoda con un grande ufficio che guardava un verde pubblico di lottizzazione: questo spazio di circa 8.000 metri quadrati era tutt'altro che verde, non c'era l'erba e nemmeno un albero, anzi da qualche tempo delle imprese di costruzioni scaricavano di notte delle macerie risultanti da demolizioni.
In quel periodo, vedendo dal mio ufficio quello spazio grigio e triste, mi venne un'idea, originata forse dalla mia passione per l'arte e l'architettura. Perché non trasformare questo luogo in un parco di scultura, piantando l'erba, gli alberi ed installando delle opere d'arte? Questo parco aperto al pubblico e senza recinzioni poteva essere adoperato dalla cittadinanza e ciò permetteva di mettere a contatto quanto più possibile le persone con l'arte contemporanea. Da allora sono, partito per una lunga avventura che tuttora continua. In definitiva era una cosa "Semplice". Bastava dare un nome al parco. Avere l'autorizzazion e comunale. Trovare un architetto che eseguisse il progetto paesistico dell'area e contattare degli artisti per le opere.
Il nome: Parco della Scultura in Architettura: perché le opere non dovevano essere commemorative, ma avere uno stretto dialogo con l'architettura. L'autorizzazione comunale: era la cosa che a me sembrava più semplice, è stata quella più difficile, arrivando dopo circa diciotto mesi dalla richiesta. L'architetto: Toni Follina; Toni aveva già progettato la nuova sede e ci legava una profonda amicizia fin da ragazzi: eravamo stati per anni compagni di banco a Treviso, alle superiori.
Il primo artista fu Bruno Munari. Non l'avevo mai conosciuto personalmente, ma avevo letto moltissimi suoi libri. Il primo Incontro avvenuto nel suo studio di Milano negli ultimi giorni dell'ottobre del 1991 è stato una folgorazione per me e l'inizio di una collaborazione durata fino alla sua morte, nel settembre del 1998.



Piccolo di statura, i capelli bianchi, gli occhi vivacissimi; allora aveva ottantaquattro anni e un'energia eccezionale. La stretta di mano era forte ed emanava gioia di vivere. Fu felice di ideare una scultura per il parco; ma dispiaciuto di farmi aspettare i bozzetti fino alla primavera successiva, per precedenti impegni di lavoro.
Nei primi giorni di gennaio ricevetti una sua telefonata: "Signor Mestre la chiamo per due cose, una brutta per me ed una bella per Lei: la brutta è che sono scivolato su una lastra di ghiaccio ed ho dovuto fare riposo assoluto; la bella è che dovendo rimanere a casa ho preparato i bozzetti per la scultura"; nel 1992 venne così realizzata la prima opera di Munari, destinata soprattutto ai bambini: "Una scultura per gioco".
Munari progettò nuove sculture: nel 1995 fu collocata nel parco "Passaggio a Nord Ovest?", una "scultura attraversabile" , ideale punto di confine tra la dimensione esterna e la dimensione "altra" del Parco, nel 1998 due altre opere: "Fili pesi" installate in galleria.
Nel tempo che intercorse tra l'installazione della prima e della seconda opera di Munari contattai Alessandro Mendini, che mi propose il suo "Monumentino triplo": tre alberi stilizzati in acciaio smaltato policromo, alti undici metri, collocati in fila; Mendini volle che i tre elementi fossero uguali in tutto, tranne per uno dei motivi dell'estremità superiore; l'idea dei "multipli diversi" mi piacque molto; furono realizzati nel 1994.
Nel 1996 conobbi Francesco Dal Co e gli affidai la direzione artistica del Parco. Francesco mi mise in contatto con Aldo Rossi. L'architetto mi disse che avrebbe progettato un'opera della memoria legata alla sua gioventù: da poco laureato ebbe lʼincarico dalla provincia di Rovigo di eseguire perizie dei danni prodotte dalla grande alluvione del Po; ritirate le acque apparve una casa rurale in mattoni a facciavista con il tetto a due falde, quasi completamente distrutta.



Aldo Rossi aveva sognato questa casa molte volte e a distanza di anni. La sua scultura vicino al fiume e tra i pioppi doveva essere il ricordo di quella casa lontana nel tempo.
Nel 1997 fu costruita l'opera di Alberto Campo Baeza, un architetto spagnolo. Avevo visto pubblicato su A+U un suo lavoro: una piccola casa unifamiliare, candida; uno spazio essenziale animato dalla luce. Rimasi colpito da quella particolare atmosfera: cercai al più presto l'architetto per la progettazione della porta del Parco; per molte volte, non lo trovai: quasi rassegnato, affidai la mia richiesta alle pagine di una lettera.
Due settimane dopo arrivò da Madrid una busta marrone: una lettera, un progetto, i disegni preliminari. La "Porta dei Fiori": due ali di calcestruzzo, dipinto bianco alte sei metri, su una di queste pareti un foro; la porta doveva essere ricoperta da un "milione di milioni dei fiori bianchissimi". Mi emozionai moltissimo, telefonai subito a Madrid: per la prima volta parlavo con Alberto.
Negli intervalli di tempo che hanno separato l'esecuzione delle varie opere ho contattato altri artisti.
Quasi tutti hanno risposto con idee e progetti: nel 2002 sono state inaugurate le opere di Sol LeWitt, Riccardo Licata e Riccardo Dalisi, poi le opere di Marco Ferreri e Davide Mosconi, AG Fronzoni, Mauro Staccioli, Emilio Tadini, Gabriele Basilico
Adalberto Mestre



#la_stanza_di_paolo

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